In questi giorni, per via di un’opera di manutenzione straordinaria della cisterna del fontanile a quota 1.540 mt slm, a cura dei sommozzatori dell’Associazione Subacquea Orsa Minore di Lanciano, si è parlato molto di “Fonte Tarì” e del rifugio. Ho pensato, quindi, di riportare alla vostra attenzione alcune informazioni raccolte nel recente passato, nonché materiale fotografico, nel tentativo di tenere viva la memoria soprattutto di un’opera, il fontanile, che per la sua “semplicemente straordinaria” bellezza dovrebbe essere designata “Patrimonio dell’umanità”.

 

In occasione della presentazione che tenemmo il 22/06/2013 presso il Palazzo della Cultura di Lama dei Peligni, “Fonte Tarì: ieri, oggi e domani”, il Sig. Mario Amorosi ci fornì informazioni interessanti. Nella divisione della montagna di Lama (1811) si menziona: “Vi sono ancora nel punto L l’altra piccolissima sorgiva detta Fonte Tarì…” (“Lama dei Peligni nella storia e nella leggenda” di Rossana Caprara).

Mario, inoltre, ha aggiunto che “la costruzione della fontana con annesso serbatoio è trascritta nelle memorie di Giuseppe Luigi Macario (n.1828 m.1901) di Lama dei Peligni del 1899. La fontana, quindi, è un opera dell’ottocento e non del settecento come si legge da qualche parte”.

A questo punto, nella nostra storia, interviene il Sig. Pasquale Filippo che, di rimando, ci racconta con parole sue la costruzione del rifugio adiacente la fonte. “L’impresa addetta ai lavori era di Giulio, padre di Nazario che ha ancora un impresa di costruzioni a Fara San Martino…..ci sono voluti circa due mesi per la costruzione e, più o meno, l’anno era il 1957”.

“Prima della costruzione dell’edificio lì c’era un falso piano che è stato spianato per dare inizio ai lavori. La costruzione è stata fatta in cemento, grazie alla sabbia ed alla ghiaia prodotti direttamente sul posto con un frantoio portato dai muli, ed era costituita da 2 stanze e un bagno. Le finestre e le porte erano in legno nella parte interna e di ferro nella parte esterna. Poco dopo la realizzazione del rifugio, quelle di legno sono state tutte bruciate dai pastori per riscaldarsi. Il rifugio, dopo circa un anno, era già in pessime condizioni”.

“Il tetto era in cemento ed era ricoperto da una lamiera. Dopo qualche anno il rivestimento in lamiera è volato via: i resti sono arrivati alle tajate di Palena”

“C’era un bagno con gabinetto e lavandino e l’opera era dotata di cisterna. In caso di mancanza d’acqua c’era la possibilità di pompare l’acqua direttamente dal bagno; per lo scarico era stato realizzato un canale di scolo fatto con pietre e pozzolana e che terminava a circa 40m dal rifugio, in mezzo ai prati. La gestione del rifugio era completamente libera, usata soprattutto da pastori”.

“Erano 3 i muli ingaggiati per portare i materiali (cemento, ferro e frantoio): uno mio, uno di Pasquale Antonio e uno di Cianfarra Francesco. Facevamo un viaggio al giorno, 2/3 volte alla settimana. Come serviva il materiale, venivamo chiamati dall’impresa di costruzioni. Il tutto è durato circa 2 mesi”.

 

“I 3 muli erano uno maschio bello muscoloso e due femmine. Durante il trasporto di questi materiali ogni volta prima di Paret Mezz, il maschio camminava, pian piano ma camminava senza fermarsi (il frantoio è stato portato dal maschio proprio perchè non si fermava). Le due femmine, invece, si spaventavano in quanto il terreno non era dei migliori e, quindi, io ed Antonio li dovevamo scaricare ed a spalla dovevamo portare i materiali appena dopo Paret Mezz per poi ricaricare”.

Giungiamo così al 2002, anno in cui la Comunità Montana Aventino Medio-Sangro ha provveduto ad effettuare lavori di sistemazione sia della fonte che del rifugio. In occasione dei lavori, la cisterna del fontanile è stata svuotata e ripulita dai detriti depositati nel corso del tempo. La volta superiore è stata ristrutturata e le pareti ed il fondo impermeabilizzate con “adeguate malte tissotropiche a media resistenza e malta bicomponente elastica”. Nel guardare la planimetria sono rimasto meravigliato dalle dimensioni del locale: 13 metri di lunghezza, 7 metri di larghezza ed un’altezza di quasi 8 metri. Praticamente un locale che può contenere circa 728.000 litri d’acqua! Le foto a testimonianza dei lavori rendono sicuramente l’idea delle proporzioni.

Dal mese di marzo del 2013 l’insediamento di Fonte Tarì è gestito dall’A.S.D. Majella Sporting Team per il tramite dell’opera di numerosi volontari di ogni età. Ad oggi il Settore Trekking conta 60 iscritti, ma questa è un’altra storia, un racconto che stiamo scrivendo in questo tempo con l’inchiostro di una penna che ha ritrovato vigore e forza nel rinnovato interesse per la montagna di un popolo tenace: quello lamese….e non solo!